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per Ezio Bosso

noi qui non contiamo più i morti

per non togliere ai vivi l’illusione

di essere vivi

facciamo finta che importante sia esistere

nei desideri

nell’estate che piano piano si avvicina

e ci porterà lontano

a dimenticare che non c’era nessuna differenza

tra i morti

ed i vivi

tranne che nel respiro

Tino Di Cicco


Perché non abbiamo un Ezio Bosso nella politica? Perché siamo tutti commossi dalla sua voce, dalla sua musica, dalla sua vita, e conosciamo solo rancore e indignazione contro i nostri politici?

Forse perché Ezio Bosso cercava l’assoluto, mentre la politica deve accontentarsi del relativo.

Chi è “ossessionato” dalla musica (o dall’arte in generale)  non può fermarsi a seguire gli uomini, i loro “valori” e i loro giudizi.

Non può rassegnarsi agli uomini chi è stato catturato dal “dio”.

Invece noi cerchiamo l’assoluto nella politica, e non lo troveremo mai; per questo siamo pieni di rancore. Cerchiamo l’assoluto nella politica perché non sappiamo che dobbiamo cercarlo altrove; e non lo cerchiamo altrove,  perché non conosciamo altro. Per noi reale è diventato solo quello che passa il mercato: non abbiamo più cuore per qualcosa che lo “trascenda”; per qualcosa che ci “trascenda”.

Eppure non è stato sempre così; solo “nel corso del novecento si è cristallizzato un processo di enorme portata, che ha investito tutto ciò che passa sotto il nome di “religioso”. La società secolare, senza bisogno di proclami, è diventata ultimo quadro di riferimento per ogni significato, quasi che la sua forma corrispondesse alla fisiologia di qualsiasi comunità e il significato si dovesse cercare solo all’interno della società stessa….è come se l’immaginazione si fosse amputata, dopo millenni, della sua capacità di guardare oltre la società alla ricerca di qualcosa che dia significato a ciò che accade all’interno della società” (R. Calasso).

E’ sbagliato cercare l’assoluto nella politica; ma ancora più sbagliato è rinunciare all’assoluto perché estraneo alla politica. Perché solo “l’assoluto ti farà assoluto” (Rumi), e noi siamo anche assoluto, è questo il nostro bisogno più nascosto; anche a noi stessi.

Solo che quasi più nessuno ci dà le parole, quasi più nessuno ci dà testimonianza dell’assoluto, e noi crediamo che non sia più una cosa vera. Pensiamo che appartenga al passato, quando gli uomini erano ingenui e parlavano con il cielo, e non con i cellulari.

Ma la verità è che noi tutti siamo dei piccoli Ezio Bosso; solo per questo possiamo identificarci con la sua “follia”, con la sua incomprensibile gioia. Se non ci fosse questa co-appartenenza non potremmo commuoverci alle sue parole, al suo sorriso, alla sua musica.

Dobbiamo liberarci dei nostri fini; degli obiettivi che possono farci grandi tra gli uomini, ma irrilevanti dentro il cielo. Solo così possiamo sperimentare la nostra nobiltà, come ha chiarito divinamente Platone nel Fedro: “ecco dove l’intero discorso viene a toccare la quarta specie di delirio: quello per cui quando uno, alla vista della bellezza terrena, riandando col ricordo alla bellezza vera, metta le ali, e di nuovo pennuto e agognante di volare, ma impotente a farlo, come un uccello fissi l’altezza e trascuri le cose terrene, offre motivo d’essere uscito fuori di senno. Quel delirio, dico, che è la più nobile forma di tutti i deliri divini e procede da ciò che è più nobile”.

E quando arriva tra noi rassegnati alle unità di misura del mercato un Ezio Bosso, è come una illuminazione: riscopriamo la nostra natura, la nostra vocazione, la nostra “trascendenza”. Noi non siamo solo tempo, questo ci dice quella vita. Perché una esistenza così dimostra senza alcuna dimostrazione, che la verità non può essere dentro i nostri telegiornali, ma solo in qualcosa che senza poter essere, noi siamo.

Nella musica per esempio: perché la musica, quella musica, unifica finalmente tutti; è qualcosa come dio: da lassù destra, sinistra e centro sono la stessa cosa; come la stessa cosa sono il nord e il sud, il bianco e il nero e tutte le contraddizioni che non riesce a reggere il nostro piccolo cuore.

Tino Di Cicco