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Non è la nostra volontà

Lucas Cranach il Vecchio,
Adamo ed Eva in Paradiso, 1533

Ognuno di noi nasce con determinate caratteristiche fisiche e “morali”; con una natura che predispone tutto il suo carattere in una certa direzione. Sensibilità, volontà, intelligenza, bellezza, forza, ambizione, e tutte le altre caratteristiche che determineranno il nostro “valore” sociale, sono già scritte nella nostra natura. Poi il contesto familiare e sociale potrà accentuare alcune caratteristiche e contenerne altre, ma “il più può la nascita/il raggio di luce/che incontra il nuovo nato” (F. Holderlin).
Con queste caratteristiche “educate” anche dal contesto relazionale, noi costruiremo il nostro mondo: una bolla dentro la quale noi penseremo di essere sempre al centro.
Anche quando pensiamo di essere disponibili al dialogo, all’accettazione, all’accoglienza di altro, in realtà questa disponibilità è possibile quasi solo quando l’altro ci somiglia. Quando non dobbiamo modificare il colore della bolla-mondo dentro la quale si svolge la nostra esistenza.
Tutti manifestiamo una notevole disponibilità teorica ad accettare la realtà che non ci somiglia, ma poi noi, tutti noi, siamo costretti dalla nostra natura a vedere il bene solo nelle persone che esprimono pensieri che ci somigliano. Non lo facciamo per cattiveria, è la nostra natura. Il nostro libero arbitrio non può modificare il nostro carattere, e quindi le nostre scelte. La nostra “volontà” è solo la consapevolezza di quello che ci chiede di fare la nostra natura; non è la facoltà di essere quello che vogliamo essere, come ingenuamente pensano molti. Non è il libero arbitrio che governa la nostra natura; è vero il contrario. Il libero arbitrio è la consolante illusione di chi non riesce ad accettare che la vita sia solo natura, e che i nostri comportamenti siano decisi a prescindere da noi.

Non è la nostra volontà che può portarci fuori di noi. La nostra volontà è come il topolino che corre sulla ruota dentro la gabbia: corre e corre, ma resta sempre lì. Non uscirà mai dalla gabbia correndo a perdifiato su quella ruota. Eppure noi non siamo condannati a restare per sempre dentro la bolla-mondo costruita attorno a noi dal nostro carattere: la sventura e l’amore hanno le chiavi per farci uscire. Non la nostra volontà, non la nostra intelligenza, non la nostra moralità: possiamo uscire dalla caverna-mondo in cui siamo nati, solo se una “tragedia” fa esplodere la bolla-mondo in cui tutti siamo rinchiusi.
Perché la tragedia ci fa scoprire che tutto il nostro valore sociale è puramente illusione. Ma siccome a questa illusione partecipiamo tutti (non abbiamo altra fede che nel numero, nella quantità), ci convinciamo che questa illusione sia la realtà.
Quando però una tragedia ci priva per sempre di una relazione vitale per il nostro cuore, allora scopriamo che i valori con i quali abbiamo misurato fino a quel momento il nostro valore, erano pura illusione.
Eravamo prigionieri di noi stessi, della nostra identità, della nostra volontà, e chiamavamo libertà questa prigionia.
Ma quando scopriamo che siamo solo natura, solo necessità; quando non possiamo più illuderci al riparo dalle finzioni sociali, allora si apre un vuoto dolorosissimo dentro noi; e quel vuoto può essere colmato solo dall’amore.
Più siamo nudi, consapevoli della nostra assoluta irrilevanza nel mondo, più siamo costretti a generare amore. E’ inevitabile. E’ la nostra seconda “natura” a decidere .
C’era una prima natura che ci teneva dentro l’animale sociale, e ce n’è una seconda che non può cambiare niente della prima, ma ci regala uno sguardo nuovo.
E questo sguardo nuovo nasce dalla consapevolezza dei limiti dentro cui tutti stiamo. Nasce dal dolore per essere solo quello che siamo: prigionieri del tempo,ma anche consapevoli che noi non siamo solamente tempo. Siamo sicuramente tempo, ma anche un assoluto cui non sappiamo dare un nome.
Un Assoluto che esiste sicuramente, altrimenti come potremmo sapere che il tempo non è tutto, ma solamente tempo?

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