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Indagine Banca d’Italia

Italia, terzo millennio dopo Cristo. Da anni l’ISTAT denuncia il blocco dell’ascensore sociale. Adesso lo conferma anche una indagine della Banca d’Italia : la promozione sociale da noi funziona per familias, tramite la clientela, oppure il clan sociale di riferimento, mai ( o quasi) per merito.

Chi di noi non conosce un docente universitario accreditato da papà; oppure un giornalista dal nome ( del padre) prestigioso; oppure un notaio figlio di notaio o un farmacista erede della farmacia ?

Funziona così, e non c’è bisogno di ulteriori indagini per scoprirlo. Lo sappiamo tutti ormai : quelli che ne beneficiano, avrebbero gli strumenti sociali e culturali per contrastare il fenomeno di questo nepotismo laico, ma siccome sono i beneficiari,  non ci pensano neanche. Quelli che ne sono esclusi imprecano e alimentano il rancore, ma non hanno strumenti per opporsi.

Occorrerebbe la politica; quella che non si indigna se i sacchetti di plastica per confezionare frutta e verdura passano dalla gratuità ad un centesimo. Una politica che non ha la bava alla bocca contro i vaccini quando è all’opposizione, e poi pubblicizza la bontà degli stessi vaccini quando è Ministro della Sanità. Una politica che non vada in giro con le felpe contro l’Euro, e poi è costretta a scendere  dai balconi per entrare nella realtà-Europa. Una politica che sappia contrastare l’immigrazione clandestina, ma che non esulti se Mimmo Lucano viene carcerato perché sapeva legalizzare anche i clandestini per migliorare la vita dei suoi concittadini.

Ma anche una politica che non ignori il malessere di una intera generazione, perché non è giusto che chi è dentro è dentro e chi è fuori è fuori. Una politica che  sia servizio prima , molto prima che potere sociale. Una politica che sappia aiutare gli ultimi , ma non a parole, non nelle tavole rotonde; non solo nelle campagne elettorali.

Le indagini tutte dicono che l’ascensore sociale in Italia è rotto; non dicono però che ci sono percorsi residuali per la promozione sociale. Un tempo la politica , i sindacati lottavano contro i privilegi, oggi , anche dentro la politica, anche dentro i sindacati, spesso vincono quelli che lottano per entrare tra i privilegiati ( Bonanni docet ).

Oltre al percorso politico o sindacale rimane solo un’altra possibilità ai giovani laureati da 110 e lode : fuggire all’estero. Ed è quello che stanno facendo molti, specialmente al sud.

Dovremmo preoccuparci perché in Germania accolgono i laureati del mondo, mentre noi sappiamo (?) accogliere solo i manovali della Terra. Questo è il dramma in cui ci siamo cacciati noi tutti da soli. La mia generazione ha pensato solo ad arraffare  “diritti”; quanti più”diritti” era possibile; anche quando sarebbe stato giusto chiamarli privilegi. E abbiamo lasciato ai nostri figli solo doveri. E non ci vergogniamo neanche. Cerchiamo ancora un capro espiatorio sul quale scaricare le colpe. Guai a puntare la ricerca verso le nostre responsabilità !

Sembra che questa nostra Italia sia un prodotto d’esportazione della Finlandia o dei Marziani.

Fermiamoci, non guardiamo a sinistra o a destra; non guardiamo in alto o in basso; non in Francia o in Africa, guardiamo dentro noi. Perché siamo stati noi a volere un’Italia così, e adesso che è così facciamo finta di niente.

Vergognosa non è solo la nostra politica, vergognoso è il nostro modo di essere uomini. E’ la nostra antropologia che ci regala questa politica, non il contrario.

Tino Di Cicco