fbpx

La recensione de “L’ETICA DEL NAZIONALISMO”, di Paul Coyer, su Affaritaliani.it

“La confusione è grande sotto il cielo. La situazione è dunque ottima” diceva Mao TseTung.

E qualcuno deve averlo preso alla lettera. Nel dibattito politico contemporaneo infatti la confusione è al tempo stesso norma e metodo. Invece, su un tema occorre fare chiarezza. Cosa sono e cosa rappresentano nazionalismo, populismo e sovranismo e perché non sono una forza inerentemente negativa, ma al contrario l’unico antidoto al declino dell’Occidente.

Il nazionalismo è storico. Prodotto da un’elaborazione iniziata con l’età napoleonica e conclusa con la Prima Guerra Mondiale. Quando i due grandi imperi dell’Europa centrale, l’Impero tedesco e l’Impero Asburgico, e i due grandi imperi Euro-asiatici, l’Impero russo e l’Impero ottomano, vennero a smembrarsi nel conflitto mondiale, emerse lo spazio politico per la creazione di Stati-nazione edificati attorno a criteri di omogeneità storica, culturale, linguistica e religiosa.
Il sovranismo è giuridico. Esso rappresenta l’opposizione al trasferimento di poteri e competenze dallo Stato nazionale al livello internazionale, multilaterale o sovranazionale, o il rimpatrio dei poteri così delegati. Il sovranismo è basato sulla difesa della democrazia e sulla resistenza allo svuotamento del principio rappresentativo che stabilisce un nesso di mandato sostanziale fra l’elettorato e i decisori politici.
Il populismo è politico. Esso è il rapporto diretto, e spesso carismatico del potere con le masse popolari.
Da ciò consegue un’osservazione logica: il nazionalismo, il sovranismo e il populismo possono essere tanto di destra quanto di sinistra.

Di ciò parla il saggio di Paul Coyer, L’etica del nazionalismo (prefazione Amy K Rosenthal, postfazione Bepi Pezzulli, Mondo Nuovo, Pescara 2019, pagg 88, eur 15) che si interroga su alcune delle questioni fondamentali che oggi tutti gli Stati nazionali si trovano ad affrontare: come rimanere prosperi e sovrani in un’economia globalizzata, come mantenere il potere correttivo della democrazia nazionale all’interno delle istituzioni sovranazionali e, in ultima analisi, come i cittadini possono mantenere il controllo della loro vita e dei loro mezzi di sussistenza in un mondo in cui sempre più settori della vita sono considerati al di fuori del controllo politico nazionale.
Concludendo: non si può accusare una cellula sana di essere diventata cancerosa. Lettura consigliatissima.

(Recensione di Giuseppe Mongiello)

Leggi su Affaritaliani.it