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Nino A. D’Annunzio, Ìmarcórd, Recensione di Candeloro Forestieri

Nino A. D’Annunzio

Ìmarcórd

Edizioni Mondo Nuovo, “Nuova Babele 7”, Pag. 216, Euro 16,00

Gli scritti di “IMARCORD” presentano parecchi punti di riferimento non solo per i coetanei dell’autore ma anche per quanti fossero interessati a volerne sapere di più su un mondo che ormai non c’è più: sono, in verità, una palestra dove l’autore ci racconta, nella maggior parte di essi, gli esercizi acrobatici compiuti con grande agilità e destrezza nella sua vita.

Gli scritti di “IMACORD” condannano i successori dello scrittore, Nino D’Annunzio, ad essere suoi epigoni per aver sviluppato e portato alla perfezione tanti ricordi da non lasciare a nessuno la possibilità di poter fare di più per i contenuti, per il linguaggio, per la sintassi, per la scelta delle parole e per lo stile in particolare.

Gli scritti sono tanti e di varia natura: individuali, familiari, politici, sociali, etici, religiosi e, perché no, anche filosofico-letterari e tutti con il grande pregio di non essere  stati sottoposti a coloriture e vernici difficili da scrostare: manifestano, infatti, tutta la ricchezza e irrequietezza intellettuale ed esistenziale dell’autore, testimoniate, in modo particolare, dai suoi desideri infranti: la prima ragazza che gli ha spezzato il cuore mai potuta avere, le figlie femmine nate al posto del figlio maschio tanto agognato e vanamente atteso, gli studi universitari intrapresi e sempre presto abbandonati, etc.

L’autore, come personaggio, riparte ogni volta da capo, raccontandoci qualcosa di imprevedibile, le differenti occasioni di conflitto e le ragioni di condotta: se per Omero Achille è Achille e si regola automaticamente come tale, per D’Annunzio, autore, D’Annunzio, personaggio, ha più facce e conseguenti modi di comportamento.

Ne passiamo in rassegna solo alcuni a macchia di leopardo, per non togliere al lettore il gusto di leggerli.

In quello intitolato “IMARCORD”, ci dice senza mezzi termini che l’aver messo su carta i suoi ricordi ha avuto un valore immenso per la salubrità del suo animo, atteso che l’avanzare degli anni lo ha portato a riconsiderare con nostalgia la magia degli anni trascorsi.

In quello intitolato “MAGIA O FATALITA’?”, l’autore attualizza l’idea di Platone dell’assegnazione delle anime da parte del Demiurgo, dicendoci che, grazie all’esistenza di grandi fasci di energia che avvolgono le profondità  della terra, la città di Pescara ha avuto la fortuna di essere attraversata non da un fascio principale come Lhasao, nel Tibet, o Torino, in Italia, ma da un fascio secondario, pellegrino, che riesce magicamente a far campare tutti perfino al di sopra delle proprie possibilità, “pur non producendo un cazzo”.

In quello intitolato “CHE IL SIGNORE SIA CON VOI” ci ricorda il “compagno” Peppino Petricca, che disperato e in lacrime gli fece la confessione di preferire un figlio “ricchione” anziché sacerdote.

In definitiva, da “IMARCORD” al “CREPUSCOLO” è tutto un pullulare di esempi di vita, di pensieri, di riflessioni, di passioni, di sentimenti, di emozioni, di stati d’animo, di impressioni, di sensazioni, di citazioni e di personaggi, che si adoperano all’unisono per conciliare l’animo dell’autore in una visione ampia e profonda delle cose attraverso una filosofia di vita che significa equilibrio, serenità e obiettività di giudizio e in cui le contrapposizioni sono la linfa della sua  esistenza, della sua conoscenza e del suo progresso.

E a tal proposito avverte subito il lettore, ricordandogli che di tutto si può dir bene o male, salvo che della realtà e della vita, la quale crea essa e adopera ai suoi fini le categorie del bene e del male, per cui le eventuali lodi o gli eventuali biasimi che il lettore  infliggerà alla realtà della vita dell’autore ricordata nei suoi scritti non potrà che dipendere dal suo buono o cattivo umore.

D’Annunzio ha scritto “IMARCORD”, affinché tutti possano conoscere D’Annunzio, con la certezza che dà il vincolo del suo stile: un vincolo presente, tangibile, in ogni pagina del suo libro.

Ma come li ha disposti o, meglio, composti? Alla greca, ossia sotto forma di corona: dunque di qualcosa di circolare; di collana, dunque di qualcosa di circolare e di molteplice; di ghirlanda, dunque di qualcosa di circolare, di molteplice e di intrecciato.

Tutto questo è “IMARCORD” un ricchissimo fregio di storie intrecciate tra loro a formare un cerchio, dove la contiguità del punto di partenza e del punto di arrivo è il sigillo della sua circolarità.

E’ in questa prospettiva che un principio non c’è, che quel principio è dato dalla stessa forma, dal suo andamento circolare, e che vanno letti i suoi scritti, i quali ci invitano a non restare attaccati al passato e neanche al presente, perché bisogna pensare a costruire un futuro migliore.

                                                      Candeloro Forestieri