I poli entro i quali si sviluppano tutte le relazioni dentro la società sono quelli del potere e dell’amore.
Il potere rafforza l’identità, rafforza l’io; l’amore cancella la soggettività.
Ma per la società il rafforzamento della personalità è una vittoria, è un bene; la sua cancellazione è una sconfitta, è male.
Perché qualcuno dovrebbe accettare la cancellazione della sua soggettività, se la società la considera una sconfitta?
Forse perché “sa” che i “valori” sociali non sono assoluti. Forse perché, come dicevano Platone e la Weil, “il reale è trascendente”; è al di là della persona; al di là della società; è al di là dello spazio e del tempo. E allora non riesce a rassegnarsi a quello che ha trovato qui dentro.
E qui dentro la forza che condiziona la qualità delle relazioni sociali e familiari, non ha neanche bisogno di esprimersi visibilmente. Può restare nascosta nell’invisibile, ma non per questo non agisce. Anzi quanto più è invisibile, tanto più profondamente agisce: “non sappiamo fino a qual punto siamo schiavi delle influenze sociali”(S. Weil).
La forza, il potere, che sono dentro ogni relazione, spesso non sono visibili perché fanno parte del “mondo ereditato”, e che spesso agli uomini sembra l’unico mondo possibile: “non sapevo con quanta rapidità ci si abitua a considerare una classe privilegiata come una specie biologica superiore ed ammettere i privilegi come cosa naturale” (S. Weil).
Il potere oppure l’amore, vale per tutte le relazioni dentro la società, ma, a parità delle altre condizioni, vale soprattutto nel rapporto tra maschi e femmine.
La consapevolezza che tutte le relazioni umane sono subordinate alla forza, può aiutarci a liberarci dalla forza, ma forse non basta.
Non basta perché la nascita della consapevolezza di qualcosa dentro noi, non dipende solo da quello che leggiamo o che ascoltiamo. Forse siamo predisposti per avere solo un quantum di consapevolezza dei problemi, e non di più. Forse dentro ognuno di noi ci sono limiti fisici, mentali, naturali, che nessuno può superare. Limiti che non possiamo oltrepassare neanche se leggessimo tutti i libri del mondo, neanche se partecipassimo a tutte le conferenze della Terra.
Questo non significa che non sia una buona cosa leggere i libri, oppure partecipare ad incontri che aiutano a capire.
La conoscenza ci aiuta a capire, ma non è detto che sapere di più ci aiuti ad agire bene. Sarebbe interessante una statistica tra acculturazione di una comunità e femminicidi: potrebbero esserci delle sorprese rispetto a quello che pensiamo.
Per capire veramente l’altro/a, è necessario l’amore. L’amore è un’intelligenza che non ha bisogno di libri; che non ha bisogno né di lauree, né di tavole rotonde.
L’amore forse può commettere errori, ma scava più profondamente dentro le nostre esistenze. L’amore ha bisogno di più tempo per arrivare a destinazione; ha bisogno di più tempo perché uno più uno possa diventare uno.
E quando ci si “annulla” per l’altro/a non si tratta più di rispetto formale, come è possibile che succeda quando la relazione è sostenuta solo da una consapevolezza intellettuale, ma di un altro tipo di legame.
Ma questo è possibile quando l’amore non è né un flirt, né solamente uno scambio sessuale. E naturalmente quando l’amore non è potere, perché la forza macchia, deforma, deturpa, ogni relazione.
L’amore è un dono di sé ad un altro/a non per avere un compenso; perché insuperabile compenso dell’amore è proprio l’amore.
Chi ama è come se fosse acceso; e forse è veramente acceso dalle emozioni. E chi è acceso dalle emozioni non “subisce” più la tragedia del tempo. E chi è libero dal tempo, conosce un altro livello di esistenza; è già nell’eterno.

Tino Di Cicco

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